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    Блогер  Speranza: fronte russoMemorie dal fronte Russo Molti di noi hanno visto spesso questa foto sui libri di storia di scuola. Ma la storia che vogliamo raccontare, è una storia diversa. La storia di cui parlerò è quella di due persone in carne e ossa che erano sul fronte Russo, che non si conoscevano tra loro, ma entrambi erano inquadrati nell’ 8° Armata Italiana “ARMIR”. Questa memoria scritta è a Loro dedicata. -Soldati italiani in ucraina, nei dintorni di Donetsk- Mangiavacchi Italiano Figlio di mezzadri, della campagna toscana, visse lavorando duramente con la propria famiglia fino allo scoppio della guerra. Chiamato alle armi, venne aggregato al 103 rgt telecomunicazioni. Era marconista e telegrafista ( addetto alle comunicazioni ). Fu imbarcato e mandato prima in Albania, poi nei in Grecia, nei Balcani e in Montenegro. Successivamente fu trasferito verso il fronte russo. La prima destinazione fu Odessa, da dove comincio una marcia infinita verso il bacino del Donek, allora, la chiamavano Stalino dopo di che, deviarono verso nord fino alla linea del Don, in seconda linea. Li restò di servizio fino allo scoppio dei combattimenti che avrebbero in seguito innescato lo sfondamento Russo del fronte, la ritirata, e l’annientamento dell’ 8° armata. Quest’uomo, mi raccontò diversi aneddoti e brevi memorie di quei drammatici momenti, ma ne voglio raccontare uno in particolare, quello che più volte mi ripeteva. …“ eravamo in ritirata da diversi giorni, continuavamo a marciare nelle piste aperte dai tedeschi, nella neve e in mezzo a bufere a 40° sotto zero, alle volte trovavamo dei bivacchi, con dei tedeschi morti congelati di fronte al fuoco. A un certo punto, il vento comincio a soffiare forte, e il tenente vide l’avanzare della bufera: se non avessimo trovato un rifugio, saremmo morti congelati. Un commilitone vide da lontano una cascina e quindi, ci staccammo dalla colonna per trovare rifugio in quella casa. Il tenete bussò alla porta, un contadino russo, aprì la porta: il tenente lo imploro di farci entrare, lui ci guardò e ci fece entrare. “Itallianskj”… diceva… rotto il gelo, saltarono fuori bottigliette di grappa, qualche pezzo di pane e ci si mise a cantare. Durò poco. Arrivarono i tedeschi, bussarono col calcio del fucile alla porta, e a forza di calci e pugni ci gettarono fuori dalla porta. Contadino compreso. Ci porto lui stesso in una stalla semi interrata. Li, ci accampammo tutti e fummo colti dal sonno. Quando ci svegliammo, il tenente apri la porta, ma c’era una gran nebbia. Il contadino, continuava a dire “… no no itallianskj..” e fece cenno di sederci. Pochi minuti dopo sentimmo tutti come un gran vociare. Poi messi a tacere da suoni che conoscevamo bene. I tokarev. La fanteria russa era li a pochi metri da noi. Il contadino usci da dalla porta e ci chiuse dentro. Silenzio. Paura. Sgomento. Lo sentimmo mentre parlava coi soldati. Andarono via. Dopo 10 interminabili minuti, torno, apri la porta e ci porto una bevanda calda. Ringraziammo. Gli ufficili volevano riaccodarsi alla colonna, che si sentiva in lontanaza. Ma il contadino li blocco nuovamente, indicando il cielo. Non capivamo. Lo capimmo dopo, quando le nebbie si dissolsero. Le batterie katusha aprirono il fuoco sulla colonna. Una strage. Dopo di che, fu una marcia senza fine, nella neve, nel gelo, a 40 sottozero, sotto continui attacchi. Arrivai con gli altri a Leopoli. Ero salvo”. Questa storia, raccontata da un reduce, vuole essere un motivo di orgoglio. Al di la di quello che che è l’atrocità della guerra, il dolore, e la disumanità dell’ essere umano, si può ancora trovare un barlume di speranza e di bontà verso i propri simili nei momenti più critici della propria esistenza. Uno strano legame ha sempre unito il popolo russo e quello italiano. La mappa sottostante, rappresenta, in modo semplificato, la rotta della ritirata dell’ esercito italiano: questo reduce la fece quasi interamente a piedi e attraverso le varie sacche di resistenza. La storia che ho voluto raccontare è alla memoria di mio nonno, Mangiavacchi Italiano classe 1919, soldato del Regio Esercito Italiano, marconista del 103° rgt, Reduce dell’ 8° Armata. Mussa Ernaldo. Mussa Ernaldo, figlio di contadini, nativo del Piemonte, con l’avvento della guerra venne chiamato alle armi. Effettivo presso il 54 rgt fanteria vu inviato col proprio reggimento in Russia. Ricordo solo le parole di suo cugino, molto piu giovane di lui, che all’ epoca era un bambino: …“dopo aver salutato suo padre e sua madre, uscì nel cortile, cominciava a scendere qualche fiocco di neve; si fece su nel mantello, si mise a posto il cappello da alpino che portava, e si incamminò. Noi andammo sulla strada e agitavamo il braccio dicendo “ Torna presto!” nevicava sempre più forte. Anche lui ci salutava alzando il braccio. Sparì nella foschia della nevicata. Nel silenzio. Quasi un presagio. Fù l’ultima volta che lo vidi.” Questo soldato, è dato disperso (morto) il 25 gennaio 1943 in località sconosciuta, combattendo presso uno snodo ferroviario, durante una tormenta. La storia che ho voluto raccontare è alla memoria del cugino di mio padre, Mussa Ernaldo, classe 1922, soldato del Regio Esercito Italiano, fante dell’ 54 rgt fanteria, disperso dell’ 8° Armata. -resti di soldati italiani coperti dalla neve-

    15 комментариев

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    spiegate mi per favore perche jggi ci sono molti italiani li a Lugansk e a Donetsk.

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    salve. i ragazzi italiani che conosco personalmente sono nel Donbass perchè le mamme hanno l'origine locale, ma gli altri,dei quali ho sentito parlare, lo fanno per una giusta causa. capiscono il pericolo che si sta diffondendo con l'arrivo del nuovo governo ucraino.

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    перевод предыдущего сообщения: Привет, итальянские ребята, которых я знаю лично и которые находятся на Донбассе. Я их знаю потому что их мамы родом оттуда, но другие, о которых я слышала, делают это по правильной причине. Они понимают опастность, которая распространяется с приходом нового украинского правительства.

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    Новому украинскому правительству я бы посоветовал не мудачиться, а в свои списки СБУ все 150 млн. россиян вписать чтобы не париться. А то ж нагрузка какая, списки каждую неделю составлять.

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    zdravstvujte. napisano po-ital'anski odnim ital'janzem, chej ded pohib v Rossii vo vremja vtoroj mirovoj vojny

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    Узбагойся. Деся уси на своей волне :D

     

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    вася, Такой Нурик уже вообще что хуй поймет)))

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    Чья бы блядь мычала, а твоя б на майдане сосала.

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    У нас не матерятся, вроде?

     

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